Sylvia Plath, la poetessa americana nata il 27 ottobre 1932

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Sylvia Plath
Foto: cattura schermo dalla pagina ufficiale facebook https://www.facebook.com/SylviaPlathAuthor/

Oggi festeggiamo 89 anni dalla nascita di Sylvia Plath, la talentuosa poetessa americana che cambiò il mondo letterario con poesie stupende che esprimono le sue dolorose e particolari esperienze nel corso della vita finita troppo presto. In quest’articolo, ricordiamo il percorso con i più notevoli avvenimenti della sua vita tumultuosa, dagli inizi alla morte suicida.

L’infanzia di Sylvia Plath

Sylvia nacque nel 1932 a Boston, in un sobborgo chiamato Jamaica Plain. Suo padre fu Otto Emil Plath che proveniva da una famiglia tedesca. Questo si trasferì negli Stati Uniti per fare l’entomologo (essendo affascinato dagli insetti). Sua madre, Aurelia Schober, di origine austriaca, un’immigrata che era abituata a parlare soltanto tedesco in casa.

Una bambina prodigio, a soltanto 8 anni scrisse la sua prima poesia intitolata “Il Monitor Scientifico Cristiano”, pubblicata più tardi nella rivista Seventeen. Sylvia comincia già a ricevere molti premi letterari per il suo talento promettente. Oltre al suo interesse per il mondo letterario, era anche brava a scuola, ottenendo una borsa nel 1951 per studiare allo Smith College dove diventa co-vincitrice un anno più tardi ad un concorso di fiction organizzato dalla rivista Mademoiselle.

Dopo che si trasferì a New York, la sua salute mentale cominciò a degradarsi poco a poco a causa della pressione che sentiva, facendo parte della classe media: da tentativi suicidi a trattamenti elettroshock, il suo autocontrollo soffrì. Per evitare il pericolo su se stessa, dovette seguire diversi trattamenti psichiatrici, prendendo anche prescrizioni speciali per la sua condizione precaria. Lo stress in cui viveva era risentito nelle sue poesie scritte dai primi testi fino a quelli scritti prima di morire. 

 

Il matrimonio di Sylvia Plath e Tom Hughes

Dopo aver fatto psicoterapia, decise di ritornare all’Università dove, il suo amore per l’apprendimento riuscì a vivere senza preoccupazioni del mondo esterno, tra i suoi corsi di poesia e la sua tesi di laurea su Dostoevskij. Tutto cambierà per sempre con la comparsa del poeta inglese Tom Hughes nella vita della poetessa: giovane, come lei, sicuro di sé e con un certo charme misterioso, ma soprattutto un altro scrittore con il suo stesso livello intellettuale anche per poter aprire la strada per Sylvia al campo letterario.

Sposatasi più tardi con Tom, incontrò difficoltà quando si trattò del suo processo creativo. 

 

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A causa del suo nuovo ruolo, il suo stato mentale ne soffrì di nuovo perché le sembrava che la sua ragione d’essere fosse perduta e la pressione sociale di essere una moglie e casalinga non rappresentavano il suo carattere educato ad orientarsi verso il successo. Dopo la nascita dei suoi bambini, risentì di un’atmosfera monotona che determinò Ted Hughes ad andare tra le braccia di un’altra donna. 

Il tradimento la fece separare da Ted Hughes, la donna scelse di portare con lei i suoi bambini. Questo fù anche il momento in cui cominciarono i problemi economici.

Una vera icona femminista

Le sue stupende opere hanno avuto un impatto particolare sulle giovani generazioni sia dei suoi tempi, che dopo la sua morte perché i suoi temi affrontano una tavolozza ricchissima di soggetti: dall’ingiustizia delle donne in una società patriarcale all’anima inquieta per i problemi che fanno riferimento alla salute mentale, ancora controversa allora.

 Il suo matrimonio fallito le fece vedere il mondo sotto un’altra luce, più oscura e brutta. Secondo il contenuto dei suoi libri, possiamo dire che Sylvia Plath era una vera icona femminista che desiderava l’uguaglianza di genere e come il contesto storico ci mostra, la scrittrice visse durante il “Second-Wave” di femminismo, accaduto nel 1960.

 

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Le opere di Sylvia Plath

Le cose cambiano, il suo flusso creativo ritorna e così, riesce a scrivere e pubblicare:

  • “Il Colossus” (1960): Questo volume di poesie è ben definito dalla disperazione della psiche umana, essendo la più importante prova della sua anima tormentata. 
  • “La campana di vetro” (1963): Questo romanzo è scritto sotto il nome d’arte Victoria Lucas. Il libro tratta il crollo mentale della giovane scrittrice causato dall’ ex-marito Ted Hughes, essendo un romanzo chiave cominciato  nel 1961 dopo “Il Colossus”.
  • “Ariel” (1965), che conteneva poesie come “Pappa” (che descrive il conflitto della relazione con suo padre, morto quando lei comincia a scrivere, all’età di 8 anni), “Lady Lazarus” (una canzone senza colonna sonora; questa canzone tratta la lotta con i pensieri suicidi e il desiderio di vivere).

Il New York Times l’ha ricevuta in modo positivo, rimasto impressionato dal suo talento. Considerava appunto che avesse “una raffinatezza nell’uso della rima”.

Morire

E un’arte come qualsiasi altra cosa

Lo faccio eccezionalmente bene.

Quelle pubblicate postume:

  • ”Crossing the Water” (1971)
  • ”Winter Trees” (1971)
  • ”A letto, bambini” (1976)
  • ”Le Poesie Scelte” (1981): riceve il premio Pulitzer
  • ”Max e il vestito color zafferano” (1996)

Tra le più celebri poesie di Sylvia Plath ricordiamo il “Canto del fuoco”:

Nascemmo verdi

a questo giardino in difetto,

ma nella spessura macchiettata, grinzosa come un rospo,

il nostro guardiano si è imboscato malevolo

e tende il laccio

che abbatte cervo, gallo, trota, finché ogni cosa più bella

arranca intrappolata nel sangue sparso.

Nostro incarico è ora di strappare

una forma di angelo con cui ripararsi

da questo mucchio di letame dove tutto è intricato tanto

che nessuna indagine precisa

potrebbe sbloccare

la presa furba che frena ogni nostro gesto fulgente,

riportandolo alla fanga primordiale sotto un cielo guasto.

Dolci sali hanno attorcigliato i gambi

delle malerbe in cui ci dimeniamo instradati verso fine ammorbante;

bruciati da un sole rosso

leviamo destri la selce appallottolata, tenuti nei lacci spinati delle vene;

amore ardito, sogno nullo

il metter freno a tanta superba fiamma: vieni,

unisciti alla mia ferita e brucia, brucia.

(1956)

Traduzione di Giona Tuccini

La morte di Sylvia Plath

L’ 11 febbraio 1963, Sylvia Plath si suicidò. Secondo il The Guardian, Sylvia ”aveva scritto diari dettagliati fin dall’età di 11 anni. Dopo la sua morte, Hughes ha affermato che i diari di sua moglie dal momento della morte sono andati persi. Tra cui l’ultimo volume, distrutto dall’ex marito per proteggere i loro bambini: Frieda e Nicholas.”

L’eredità di Sylvia Plath

Sylvia Plath è una delle più conosciute figure americane del Novecento, la sua immortale eredità essendo simbolizzata dall’impatto sulla cultura pop, dai diversi campi artistici dove si tratta di lei.

Grazie al film creato secondo la sua vita, “Sylvia” (2003) dal direttore Christine Jeffs con i famosi attori Gwyneth Paltrow, Daniel Craig, Jared Harris e Michael Gambon, la bella scrittrice rimarrà per sempre un simbolo di speranza per ogni persona, giovane o anziana, che è appassionata di un altro tipo di letteratura: quella autentica che parla direttamente con il lettore, che gli fa sentire tutte le cose brutte specifiche della sorte umana. 

 

Se ti interessa, puoi leggere sulla vita dello scrittore irlandese Oscar Wilde, clicca qui.

Fonti:

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