Il 1° viaggio divino di Dante – La Divina Commedia

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su google
Google+
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest
Dante
Foto: pixabey.com
La Divina Commedia è l’opera più famosa di Dante Alighieri, ma è anche uno dei capolavori più importanti della letteratura universale.  

 

Per quanto fantastico sia il libro nel suo design generale, la poesia di Dante è costruita interamente su episodi di vita reale. Il poema è basato sulla mitologia cristiana. Il protagonista utilizza elementi fantastici che si intrecciano con la cristianità e possiamo osservare questo partendo dal titolo delle tre cantiche: Paradiso, Inferno, Purgatorio.

Dante vede luoghi straordinari, parla con angeli, incontra santi, anime peccatrici, Dio, il Diavolo e le sue preoccupazioni. La guida nel paradiso è l’anima di Beatrice, che diventa un angelo. Prima di arrivare nel Paradiso, Dante attraversa l’inferno con l’antico poeta greco Virgilio, che fu anche la guida seguita da Dante per la sua poesia.

 

L’inferno di Dante

,,Tu che entri, abbandona ogni speranza”

Scopriamo il primo luogo fantastico: L’Inferno. L’immagine dell’Inferno è costruita, da un lato, sulla base dei dogmi cristiani e dall’altro, sull’antica tradizione. Dante descrive l’idea dell’inferno come un luogo molto buio, umido e spaventoso. A differenza del concetto cristiano di un fuoco ardente in cui vengono bruciati i peccatori, l’Inferno di Dante è un luogo dove l’anima muore lentamente e a seconda dei peccati le anime vengono punite diversamente. 

Non tanto la tortura quanto la morte: non è un caso che l’iscrizione sopra le porte dell’Inferno recita: “Entra, abbandona la speranza.  L’Inferno mette in relazione il movimento discendente con il freddo, un movimento con la morte della vita e la morte della speranza.

Concentrandosi parzialmente sulla tradizione delle “visioni” dopo la morte, Dante collega l’intera struttura con la caduta di Lucifero. La bocca dell’Inferno si forma in seguito alla caduta di un angelo che fece adirare Dio, ma spinge anche la terra, che di conseguenza diventa la montagna del Purgatorio.

Quando descrive l’Inferno, Dante usa tutte le leggi della fisica conosciute ai suoi tempi: moto circolare, gravità, levitazione, densità. Usa la geometria, che è necessaria nei calcoli durante la creazione di imbuti, cerchi, bordi.  Inoltre, va detto che nella cosmologia antica tutto ruota intorno al centro della Terra, perché si trova al centro del mondo, questo è il punto attorno al quale tutto è disposto.  Per Dante questo è il punto di massima distanza da Dio, la massima assenza di luce, e la luce è simbolo della presenza divina.

Usa l’idea del movimento incessante, che è sempre presente lì, tranne che per la colma del lago ghiacciato.  Ma questa pace è anche una conseguenza della forza mostruosa del vortice, il freddo, prodotto dalle ali membranose di Lucifero.  Dante usa l’idea della densità e dell’inerzia della materia. Il poema unisce teologia, etica e concetti cosmogonici e la teoria dei quattro elementi, pienamente percepita dall’antichità e dal pensiero medievale.

Vediamo insieme la classificazione dei peccati 

Senza deviare dalle verità teologiche, Dante unisce in un tutt’uno molte diverse tradizioni filosofiche e idee sulla peccaminosità. Nell’Inferno di Dante non esistono sette cerchi corrispondenti ai sette peccati capitali nella forma in cui compaiono nella classificazione classica.

Il poeta costruisce il suo sistema dei peccati, basandosi sulle idee di Tommaso d’Aquino e di Bonaventura e, a sua volta, sul sistema dei vizi aristotelico. Aristotele divide i peccati in tre tipi: indifferenza, bestialità e inganno. Questo schema in tre parti assorbe sia i peccati mortali che i comandamenti e stabilisce un proprio ordine, piuttosto correlato allo schema aristotelico.

In primo luogo, ci sono peccati che possono essere attribuiti a quella che viene chiamata incontinenza: lussuria, avidità, spreco, rabbia. Poi inizia la violenza e altri eretici.  Poi gli stupratori, che sono bestiali, perché dimostrano le manifestazioni della natura animale. 

Infine, gli ultimi cerchi: l’ottavo è un inganno e il nono è un tradimento, entrambi uniti dal concetto di “inganno”.  Nel poema, Virgilio formula la legge secondo la quale questi peccati sono distribuiti: più grave è il peccato, maggiore è la punizione. Più il peccato invade i legami spirituali, più tocca l’anima di una persona, più è difficile.

L’Inferno di Dante mostrava in lui un’intera galleria di persone viventi dotate di diverse passioni.  È quasi il primo nella letteratura dell’Europa occidentale a fare della descrizione delle passioni umane il soggetto della poesia e a trovare immagini umane purosangue che scendono nell’aldilà.  A differenza delle “visioni” medievali, che offrivano la rappresentazione più generale e schematica dei peccatori, Dante concretizza e individua le loro immagini.

 

Il Purgatorio di Dante

Se segui la tua stella, non puoi sbagliare con la destinazione divina.

Dante dipinge un’immagine del Purgatorio, rappresentato come una montagna con sette spigoli, che simboleggia i sette peccati capitali. Qui prende la classificazione canonica dei peccati: superbia, invidia, ira, scoraggiamento, avidità, avaro e sprecone, avarizia e lussuria. Più forte è il peccato, più basso è il suo livello e più basso è l’orgoglio.

Quest’idea assolutamente sorprendente della montagna, progettata per incarnare l’idea stessa di purificazione, l’ascensione dell’uomo, è interamente frutto del genio stesso di Dante. Secondo Dante, le anime destinate al Purgatorio dopo la morte si raccolgono alla foce del Tevere e aspettano che un angelo di usignoli le sollevi su una piccola barca e le conduca all’isola dove sorge il monte. Da Dante in poi, i cristiani cominciano a credere nel Purgatorio.

Alcuni, dunque, aspettano nell’Antipurgatorio un tempo che varia a seconda della categoria di peccatori a cui appartengono (assenti, pigri a pentirsi, morti con la forza, principi negligenti).  L’attesa può richiedere molto tempo, ma non supera il Giorno del Giudizio quando queste anime, per quanto sicure, entrano in Paradiso.

In ogni ambito viene punito uno dei sette peccati capitali, in ordine decrescente di severità e quindi con un criterio opposto all’Inferno: superbia, invidia, ira, pigrizia, avidità e spreco, cupidigia, lussuria.

Quando l’anima di un penitente ha espiato integralmente la sua punizione, la montagna è scossa da un grande terremoto e tutte le anime cantano Gloria: in quel momento l’anima entra nel Paradiso Terrestre, che è in cima al monte dopo l’ultimo fuoco.

Qui l’anima è ricevuta da Matelda, che rappresenta probabilmente lo stato di purezza dell’uomo prima del peccato originale e che getta il peccatore nelle acque dei due fiumi che sfociano nell’Eden: Lete, che cancella la memoria dei peccati commessi in vita, ed Euno, che rafforza la memoria del bene fatto. In questo momento l’anima è pronta ad ascendere al Cielo, semplicemente disposta ad ascendere alle stelle come dirà di sé Dante.

 

Il Paradiso di Dante

L’amor che move il sole e l’altre stelle.

La descrizione del Paradiso è un vero poema del mondo e della bellezza, poiché, come affermava lo storico della letteratura italiana Francesco de Sanctis: ,, Nient’altro che beatitudine, da tutti gli atti, nient’altro che contemplazione”.

La Divina Commedia parla di un’architettura grandiosa, e la complessità dell’opera è generata anche dalla moltitudine di significati che essa propone e che lo stesso Dante annuncia sin dalla comparsa della sua opera. Il viaggio è simbolico, di purificazione, prima dalla ragione, incarnata da Virgilio, poi dall’amore, il cui esponente è Beatrice. Di qui un profondo senso morale, perché l’esempio dantesco è offerto a tutte le umanità.

La spiegazione di Dante è che il Buon Dio,  quando ha composto e plasmato ogni anima, gli ha trasmesso il suo amore. m Lo ha fatto per amore. Ha mandato anche noi sulla terra, cercando l’amore quotidiano, infatti noi cerchiamo l’affetto divino.

Da qui il desiderio di trovare una persona, un uomo, un mortale, con l’aiuto del quale restituire un pezzo dell’amore che ci ha creati. Quindi l’universo è modellato, coeso e guidato da questo sentimento edificante dell’amore di Dio per tutte le Sue creature.

Puoi scoprire qui anche i grandi amori di Petrarca.

Fonti:

 849 total views,  1 views today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *