4 ricordi dell’Olocausto – Giornata della Memoria

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Olocausto
Foto: Cattura di schermo dal video "La stella di Andra e Tati" dal canale Ministero dell'Istruzione su YouTube

La data del 27 Gennaio, ossia “Giorno della Memoria”, viene celebrata ogni anno per commemorare le vittime dell’Olocausto. In questo giorno nel 1945 le truppe sovietiche sono riuscite a liberare i sopravvissuti ai campi di concentramento nazisti. Dalla storia impariamo una lezione di grande importanza: non ripetere gli errori del passato. Nonostante essa sia ciclica, ciò significa che alcuni fatti si ripeteranno, un tale evento non dovrà mai ripetersi e l’unico modo per impedirlo è rendere la gente consapevole di tali atrocità.

Tutti gli eventi importanti che sono successi nel corso della storia hanno avuto una causa e un effetto. Per quanto riguarda la Germania, quale è stata la causa di tutto ciò?

 Dopo la Prima Conflagrazione Mondiale, in Germania è iniziata una grande crisi economica. Le cause sono state la disoccupazione e la fame. Queste hanno avuto come effetto, la fiducia della popolazione verso un uomo che prometteva di ridare lo splendore alla Germania. Nasce in questo modo il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi; un partito che ha alla base principi antisemiti e nazionalisti.

Nel 1933, il partito nazista ha vinto le elezioni e Adolf Hitler è stato nominato cancelliere. (Fuhrerin tedesco). Per la popolazione tedesca, quest’anno rappresenta la speranza per un futuro migliore, mentre per la minorità restante, cioè gli ebrei, significa l’inizio di un incubo. Dopo aver instaurato un regime totalitario, Adolf Hitler e il suo partito nazista hanno riportato l’ordine in Germania. Secondo Hitler riportare l’ordine significava sterminare la razza ebrea, considerandola una razza impura. (Olocausto)

Gli ebrei sono indubbiamente una razza, ma non sono umani.

Eventi importanti da ricordare sono : “Le leggi di Norimberga”  e “La notte dei cristalli”; quest’ultima aveva dato l’inizio alla “SHOAH” (Olocausto). Le intenzioni di Hitler alloggiavano su due fronti: il primo era riportare la gloria perduta alla Germania riformando l’impero e chiamandolo “Terzo Reich”, mentre il secondo era quello di ridare ai tedeschi lo “spazio vitale” e quindi la supremazia della razza ariana.

 La vita negl’anni 1933–1945 attraverso 4 libri che parlano dell’ OLOCAUSTO – per RICORDARE!!

1. “Il bambino con il pigiama a righe”di John Boyn

In questa storia vediamo la realtà attraverso gli occhi di un bambino chiamato Bruno. Figlio di una famiglia borghese tedesca, Bruno ha una vita perfetta. Ma questa cambierà radicalmente quando insieme alla sua famiglia deve traslocare in una nuova casa (situata nelle vicinanze del campo di concentramento di Aushwitz) a causa del lavoro del padre, che è un ufficiale nazista. A Bruno questa nuova decisione non va tanto a genio perché nella nuova casa si annoia moltissimo, non avendo nessuno con cui giocare. Una delle passioni più gandi di Bruno è l’esplorazione.

Per ammazzare il tempo inizia ad esplorarne i dintorni. Scopre in questo modo il campo di concentramento e vede sorgere alcuni “contadini” che indossano un pigiama a righe. Vede però anche un bambino con la testa chinata proprio davanti a lui. I due iniziano a parlare e scoprono di avere molte cose in comune tra cui la stessa età e le stesse passioni. Da quel giorno Bruno passa tutti i suoi giorni con il suo amico, Shmuel. Parlano, giocano e ridono insieme.

Verso la fine del romanzo, la madre aveva preso la decisione di prendere i figli e andare ad abitare altrove a causa del clima famigliare sempre più teso. Bruno si reca da Shmuel, ma costui gli confessa che da qualche giorno non riesce a trovare suo padre. Bruno decide di aiutarlo; si traveste da ebreo, scava una buca per passare dall’altra parte del recinto e raggiunge il suo amico. I due però vengono catturati insieme ad altri ebrei e portati nella camera a gas.

2. “La storia di una ladra di libri” – di Markus Zusak

In questa storia viviamo le avventure della bellissima Liesel. Sua madre, facendo parte del partito comunista, con l’arrivo del nazismo si vede costretta a scappare dalla Germania. Dopo la morte del fratellino, Liesel vine data in adozione ad una nuova famiglia tedesca, la familia Hubermann. Durante il suo primo giorno di scuola, Liesel fa amicizia con Rudy, che vive proprio accanto a lei e scopre di essere analfabeta. Per rimediare a questo problema, il padre, attraverso il libro che Liesel aveva rubato durante il funerale del fratello, le insegna a leggere e a scrivere. In questo modo la protagonista scopre anche una forte passione per la lettura.

Con il passare del tempo, il nazismo si infiltra in tutte le case dei cittadini e per la famiglia Hubermann si avvicinavano tempi difficili siccome dovevano nascondere un ebreo. Max Vandemburg. Liesel fa amicizia molto rapidamente con questo ragazzo. Max per Liesel diventerà lo strumento attraverso il quale accedere al mondo dei libri mentre, Liesel rappresenterà per Max la chiave verso il mondo esterno che al momento a lui non è accessibile. Poichè la situazione è sempre più critica e i tedeschi cercano ebrei nascosti ovunque, Max, per non causare problemi alla famiglia, preferisce allontanarsi.

Le forze Alleate iniziano a bombardare la città e la morte prende tra le sue mani le anime di molte persone, compresa la famiglia Hubermann. Il tempo per Liesel non era ancora arrivato, infatti è riuscita a sopravvivere. Alla fine del romanzo la vediamo lavorare al negozio del padre di Rudy e ritrovare Max, il giovane ebreo che non vedeva da molto tempo.

3. “Se questo è un uomo” – di Primo Levi

Il libro narra la storia dell’autore, che viene catturato dai fascisti il 13 dicembre 1943 e portato nel campo di concentramento di Aushwitz. Una volta arrivato nel campo iniza il processo di spersonalizzazione, vale a dire i deportati vengono rasati, lavati, fatti indossare la divisa a righe dei prigionieri e tatuato il numero. Successivamente l’autore inizia ad affrontare i problemi derivanti dalla convivenza di tante persone nel campo: la mescolanza di molte lingue, la confusione nel momento dei pasti e i problemi igienici.

Il protagonista racconta di come l’esperienza fosse distruttiva e delle sue permanenze in infermeria. La sua laurea gli permette, dopo un apposito esame, di ottenere un impiego come chimico all’interno del campo. Nell’agosto 1944 ci sono dei bombardamenti da parte degli Alleati in cui l’autore spiega le reazioni dei tedeschi di fronte una possibile sconfitta. L’ultimo capitolo narra il ricovero dell’autore colpito della scarlattina, che lo salva dall’uccisione di massa dei prigionieri messa in atto dai tedeschi quando si vedono ormai accerchiati dalle truppe russe. La storia termina con la fuga dei tedeschi e l’arrivo delle truppe russe, che liberano i prigionieri. 

4. “Il diario di Anne Frank”

La storia di una giovane ragazza ebrea di 13 anni che si nasconde insieme alla famiglia dai tedeschi che avevano occupato i Paesi Bassi. Nella famiglia Frank abbiamo il padre Otto Frank, la madre Edith e la sorella Margot. Le due sorelle sono nate in Germania nel 1926, rispettivamente 1929. Dopo l’ascensione di Hitler nel 1933, Otto Frank decide di traslocare con la famiglia in Olanda perché lì aveva anche degli affari. Le cose inziano a peggiorare nel 1940 con l’arrivo dei tedeschi e l’inzio della guerra. Nel 1942 la famiglia Frank decide di nascondersi nel “rifugio” trovato dal padre, che era proprio un appartamento sopra la ditta in cui lavorava.

Questo è l’anno in cui Anne compie 13 anni e riceve il suo diario. Se c’era una cosa che desiderava tanto, era parlare con un’amica. Inzia così a scrivere nel suo diario che presto diventerà la sua nuova migliore amica. Sono riusciti a nascondersi per ben due anni fino a quando non sono stati deunciati e deportati ad Auschwitz. Mancava solo un anno alla fine della guerra, ma Anne e Margot sono morte, probabilmente di tifo, nel campo di concentramento di Bergen-Belsen e l’unico a sopravvivere è stato il padre Otto Frank che qualche anno più tardi pubblicherà il diario della figlia e aprirà la AFF (Anne Frank Foundation) con lo scopo di educare e riportare la pace.

Perché è stata scelta questa data per celebrare la Giornata della Memoria?

Si è scelta precisamente questa data perché il giorno del 27 Gennaio 1945 le truppe sovietiche hanno aperto i cancelli di Aushwitz-Birkenau liberando in questo modo gli ebrei. Viene detta giornata della memoria proprio per non dimenticare l’accaduto e non ripeterlo.

La parola usata per indicare esattamente questo tragico evento è stata scelta quella dell’olocausto. Originariamente per olocausto si intendeva una forma di sacrificio praticata nell’antichità in cui la vittima veniva bruciata internamente. Ma nel linguaggio attuale, per olocausto si intende lo sterminio della popolazione ebraica.

L’olocausto, oppure la SHOAH, viene associato a questa data del 27 Gennaio per la memoria di coloro che sono morti invano.

Altre storie accattivanti successe in questo arco di tempo potete trovare in questo aticolo!!

Fonti:

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