La pandemia in 3 atti

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Pandemia
Immagine: pixabay.com

365 giorni online, 6207 preghiere e 1.000.000 di pensieri. Questi sono i veri numeri della pandemia. Un anno fa iniziava la corsa fuori controllo che ci ha fatto cambiare la prospettiva sulla vita. Un grande colpo sanitario, economico, educazionale e psicologico a questo corpo chiamato Terra.

Una “commedia dell’arte” dove gli attori siamo proprio noi, che indossiamo mascherine e recitiamo sempre frasi piene di speranza. Confusi, esausti, confinati… continuiamo a correre finchè non potremo gridare “LA FINE DELLA PANDEMIA”.

ATTO I: la vita virtuale diventa quella reale 

Entra in scena il lockdown…

Tutta la vita quotidiana si svolge online; almeno qui sappiamo proteggerci meglio dal virus. Le scuole e le università vengono chiuse. Ciò che sembrava un periodo più rilassante per gli studenti diventa velocemente insopportabile e non è altro che un lavoro estenuante nella stessa scenografiai quattro muri della stanza. Praticamente, lo studio e il sonno hanno una singola cosa in comune: il letto.

 Mi sveglio, mangio, lezioni online, compiti, lezioni online, mangio, dormo. Mi sveglio, mangio, lezioni online, compiti, le… La routine diventa più difficile da sopportare che mai.  

Ma, paradossalmente, la cosa più pesante è quella di essere sempre collegati e stare davanti ad uno schermo. Dico “paradossalmente” perché faccio parte della generazione che è cresciuta insieme alla tecnologia, nonostante ciò non mi sento preparata ad affrontare questo nuovo cambiamento, ossia vedere come la vita virtuale diventa quella reale.

Per uno studente la scuola a distanza significa stanchezza, stress, ansia, incertezza del futuro, la mancanza del desiderio di studiare e, soprattutto, la mancanza di interazione e di socializzazione. Senza le risate sul corridoio, senza lo scambio delle opinioni e delle emozioni, l’isolamento ci rende malinconici e apatici, soprattutto quando il solito “ci vediamo domani diventa spero che ci rivedremo prestoe quando ogni incontro inizia dal connecting…

Lo stesso vale anche per la gente che deve lavorare da casa – il cosiddetto smart working – e che spesso deve trasformare la propria cucina in un ufficio. 

ATTO II: la distanza tra me e te…

…È di 2 metri se siamo fortunati, di un meeting se siamo confinati dalle barriere territoriali, e dal cielo alla terra se la lotta è finita

Giorni senza atti d’amore, senza una stretta di mano, senza una carezza, senza le passeggiate con il vento tra i capelli, senza “un bicchiere di vino con un panino(ah sì, la felicità) nei ristoranti. Infatti, tutte queste piccole cose ci aiutavano a distaccarci dalle preoccupazioni quotidiane e dai nostri cupi pensieri. Ma anche nel contesto della pandemia dobbiamo mantenere le relazioni e la nostra salute mentale per almeno il minimo di serotonina e per sentirci ancora vivi.

Fortunatamente, la gente si adatta anche in questo periodo. L’amore, l’amicizia oppure la cortesia acquisiscono un nuovo linguaggio. Dobbiamo imparare ad esprimere il nostro affetto oppure il semplice saluto attraverso i nuovi gesti ammessi dall’OMS e indovinare se c’è un sorriso o forse una faccia arrabbiata dietro la mascherina.

Comunque, nessun gesto o parola parla come lo sguardo. Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. E credo sia vero perché, a volte, uno sguardo vale più di mille parole, proiettando tutte le emozioni e i pensieri non detti.

In effetti, la distanza ci avvicina e ci rende più uniti che mai. Oltre ai canti in coro dai balconi, gli applausi all’unisono per i medici della prima linea, la pandemia ci fa apprezzare di più la gente che abbiamo intorno a noi;

Parliamo più spesso con i nostri genitori, chiamiamo quel parente con cui non abbiamo parlato da molto tempo, ascoltiamo e giochiamo con i nostri bambini, conosciamo meglio il/la nostro/a fidanzato/a e ci perdoniamo dopo aver litigato.

La pandemia riesce a diminuire, soprattutto, la distanza tra me e me. Sì. Facendo compagnia a me stessa, a quella persona che sta dentro di me e che poche volte viene ascoltata.

ATTO III: la pandemia ha due facce

Il teatro ha come simbolo assoluto due maschere: una che ride, illustrando la commedia, l’altra che piange, rappresentando la tragedia. Così come nella lingua cinese la parola “crisiè formata da due ideogrammi: uno significa “pericoloe l’altro “cambio della traiettoria, punto cruciale, inteso come “opportunità.

La crisi scoppiata in seguito alla pandemia ha provocato grandi danni da tutti i punti di vista. Ha chiuso le saracinesche e le porte dei negozi, dei ristoranti, delle scuole, delle chiese e delle piccole imprese, ha lasciato la gente senza lavoro, ha preso delle vite. Questa è la parte brutta, “la tragediae “il pericolo.

…. Mese dopo mese trascorso in casa fino alla disperazione… Sono alcuni giorni in cui mi basta questa lunga attesa. Comunque non posso allontanarmi dalle mie idee, dai pensieri, dai sentimenti e dalle passioni.

Mi mancano il solletico nelle narici del profumo dell’erba appena tagliata, mangiare il gelato per le strade soleggiate, vedere i volti della gente senza mascherine,  andare a teatro e al cinema, viaggiare… sognare.

A questo punto mi rendo conto quanto eravamo felici e liberi prima, ma non lo sapevamo. Ma non vale la pena sprecare il tempo ad essere triste.

Non mi resta che pian… dipingere, leggere, guardare il mondo dal balcone e ciò che giace dentro di me. Ecco l’altra faccia della pandemia! La rivelazione capita quando viviamo tempi bui e restiamo soli con noi stessi; quando finalmente abbiamo tempo per noi e ci ritroviamo all’angolo di un pensiero.

Tutto diventa più facile da sopportare perché abbiamo riscoperto, anzi scoperto, una nuova passione, abbiamo trovato il tempo perduto per iniziare un diario, per fare musica e scrivere poesie, per cucinare o forse per aprire una piccola  impresa con candele profumate, per scoprire cosa ci piace o no, materializzare un sogno, insomma… conoscere meglio noi stessi e dedicare il tempo ad un cambio nelle nostre vite. 

A distanza di un anno sappiamo che la pandemia da Coronavirus non finirà troppo presto. Siamo ancora in una sorta di torpore – quando sembra che le cose stiano tornando alla normalità, un’ondata di infezioni colpisce di nuovo e tutto ricomincia da capo.

Comunque, abbiamo imparato una lezione: quella di apprezzare di più le persone e le cose che abbiamo intorno a noi. Ma la conclusione non verrà scritta adesso perché non è venuto ancora nessuno alla ribalta.

TO BE CONTINUED…

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