Donna in carriera e mamma in famiglia – 3 soluzioni

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su pinterest
Pinterest
carriera
Foto: Pixabay.com

Essere donna in carriera significa spesso rinunciare al tempo con la famiglia e con i propri figli. Però è importante sapere che si può trovare una via di mezzo affinché una donna possa avere il tempo sia per essere mamma che per la carriera.

Se pensiamo ad un passato piuttosto recente, ricordiamo che alle donne non era permesso lavorare fuori di casa, ciò significava che al primo posto per lei doveva esserci la cura della famiglia. Dal movimento femminista degli anni ’70 però molte cose sono cambiate.

 

Anche se il lavoro femminile fuori casa, dopo anni di lotta e sacrifici, è diventato una premessa del contesto sociale ed economico, molte donne si trovano spesso a dover scegliere tra famiglia e carriera. Secondo alcuni studi, le donne nella fascia d’età tra i 25 e i 44 anni dedicano 3 ore e 25 minuti ai lavori domestici, a differenza di un’ora e 22 minuti degli uomini. Per quanto riguarda invece la cura dei figli fino ai 17 anni, le donne assegnano 2 ore e 16 minuti.

Secondo l’Eurostat, le difficoltà riguardanti la carriera di una donna crescono a seconda del numero di figli. Per esempio, se il tasso di occupazione delle donne senza figli è del 62,2 %, arriva a ben 41,4% per le donne con più di tre figli.

👩🏻‍💻Sarebbe una soluzione rinunciare al lavoro per i figli?

Secondo i dati forniti dall’Istat nel 2015, il 30% delle donne che lavora abbandona la carriera dopo la gravidanza. In più, nel corso del 2016, è stata segnalata la difficoltà di raggiungere un accordo tra carriera e famiglia in 13.845 casi di dimissioni.

 

La 1° soluzione come punto di partenza

Tutto dovrebbe cominciare dal nucleo familiare, cioè la concezione su quest’argomento deve cambiare all’interno della famiglia, deve partire dalla donna e dal marito. Partendo da qui, porterai pian piano un piccolo cambiamento anche al di fuori di esso. Per esempio una soluzione potrebbe essere la paternità e non la maternità.

In Portogallo i padri hanno 20 giorni di congedo di paternità obbligatorio ed in Germania, la legge accorda alcuni benefici ai genitori che si dividono le responsabilità parentali. Gesa Lischka, CEO di Kochstrasse, un’agenzia tedesca di marketing, spiega che nel momento in cui una donna decide di rimanere a casa per più di un anno per prendersi cura del bambino, il ritorno al lavoro diventa molto difficile.

Questa soluzione, condivisione del congedo con il padre, porta benefici per entrambi i genitori. Tra questi, la distribuzione dei lavori domestici tra i due genitori e la facilità di ritornare a lavorare evitando congedi molto lunghi che possono ostacolare la carriera.

La 2° soluzione sarebbe rivolgersi ad altre persone

È importante avere vicino anche altre persone, per esempio nonni, amici e babysitter. Una soluzione potrebbe essere dividere il tempo tra nonni e babysitter, cioè creare un orario in cui il bambino può essere accudito da un’altra persona affinché la mamma possa andare al lavoro. Questo metodo è benefico anche per il bambino, perché sarà abituato da piccolo ad avere rapporti anche con altre persone, questo aiuta alla sua crescita. D’altra parte, una donna ha bisogno del suo tempo e per questo deve avere un sostegno da parte delle persone che la circondano.

La 3° soluzione sarebbe l’asilo nido

Alcuni esperti tra cui anche Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, dice che l’ideale sarebbe portare i bambini al nido dopo i 18 mesi. Dopo quest’età il bambino si dovrebbe adattare molto più facilmente al programma dell’asilo nido e dovrebbe essere in grado di socializzare meglio. Questa però non è una regola, ogni mamma conosce il suo bambino e sa esattamente quand’è l’età giusta per fare questo cambiamento. Il consiglio della psicologa Oliverio Ferraris è di non portare i bambini al nido prima dei 6 mesi.

Per quale motivo?

Gli studi dimostrano che i bambini portati all’asilo nido prima dei sei mesi soffrono di distacco dalla mamma. Il contatto fisico che si crea in questi mesi tra neonato e mamma è essenziale e nel momento in cui il bambino si trova tra le braccia di più persone, potrebbe essere confuso.

L’ideale è quindi portare i bambini al nido tra i sei e gli otto mesi, cioè subito dopo lo svezzamento. In questo momento il piccolo è pronto per poter interagire anche con altre persone. Importante qui è anche la mamma, cioè lei deve essere convinta che è benefico per il suo bambino rispettare delle regole, stare insieme ai coetanei e condividere giochi.

L’asilo nido è il primo luogo in cui si fa il passaggio dal nucleo familiare e quello sociale. Inoltre è uno spazio in cui il bambino sviluppa abilità sociali che lo aiutano nella sua crescita. Un’altra soluzione per conciliare casa e carriera potrebbe essere anche il regime part-time. In Italia per esempio, le donne con età compresa tra i 25 e i 49 anni che hanno più di tre figli, in percentuale di 43,1% lavorano part-time.

 

👩‍👧‍👦Infine è possibile avere un equilibrio tra famiglia e carriera per una donna?

L’equilibrio tra famiglia e carriera si può raggiungere con pazienza e con aiuto. Ci dovrebbe essere prima di tutto un cambio culturale di mentalità che promuova la normalità sia del congedo del padre che della madre. Anche se i primi mesi del bambino sono essenziali, e loro hanno bisogno di un rapporto stretto con la mamma, ogni donna è libera di scegliere come organizzare il suo tempo.

Leggi qui un articolo dedicato alle donne.

Fonti:

 328 total views,  1 views today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.