La Rioja: viaggiare in una delle 17 regioni della Spagna

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Traduzione: Giulia Lovin

Logroño è la capitale della regione “La Rioja”, una delle più piccole comunità autonome del nord della Spagna, al confine con la Navarra ed i Paesi Baschi.

La Rioja è circondata da montagne e la capitale è attraversata dal fiume Ebro, motivo per cui, la piccola città a preso il nome di Logroño, da una tarda latinizzazione “illo gronno”, dall’antico celtico “gronno”, che significa “guado” o “attraversamento”.  Allo stesso tempo, nel corso dei secoli è stato un importante punto di passaggio e un’area di sosta per i pellegrini. Ancora oggi Logroño rimane una delle città più visitate da turisti e pellegrini lungo il percorso “Camino de Santiago”. 

 La Strada Laurel di Rioja

Se parliamo di gastronomia, la Rioja mantiene la vecchia tradizione dell’arte culinaria ed è conosciuta per i numerosi bar di tapas e pinchos. La strada Laurel, situata nel centro storico della città, è una delle strade più emblematiche dal nord della Spagna, conosciuta in tutto il paese per la perfetta arte culinaria. 

Dietro il nome della strada c’è una storia piuttosto curiosa che risale al XVI secolo. A quel tempo la città era praticamente formata solo da edifici del centro storico, circondata da una fortezza. La zona, adesso nominata Travesia Laurel o Calle Laurel, era conosciuta a quei tempi come il quartiere di San Pedro. 

 

 

Il fatto che si trova proprio nella zona nord-ovest della città, lontana dalla chiesa, facilita lo svolgimento della professione delle donne di morale leggera. Ed ecco come la famosa Strada Laurel ha preso il suo toponimo: 

Coloro che praticavano la prostituzione appendevano un mazzo di foglie di alloro alla finestra quando non erano occupate, era il segnale che informava i clienti che erano disponibili in quel momento.

Oggi, la piccola strada è la più occupata, iniziando dal 1800, quando si è aperto il primo bar, fino ad oggi. Sia i locali che i turisti servono prelibatezze sotto forma di piccoli snack come frutti di mare, maiale, manzo e pesce, prosciutto, calamari, piatti a base di funghi, varietà di formaggi e persino il famoso embuchado, una specialità di intestino di agnello. 

San Barnaba

San Barnaba è il santo della città Logroño, festeggiato il 11 giugno, mentre il 9 giugno è il giorno della regione “La Rioja”, con la capitale Logroño. La festa è molto importante per i “riojani”, commemorando un evento accaduto nel 1521, quando 30.000 soldati francesi tentarono di penetrare oltre la fortezza della città. Dopo che furono assediati tempo di 17 giorni, il 11 giugno, il Duca di Najera, insieme a 4000 soldati, sconfisse i francesi. La leggenda indica che le donne “logroñeze” hanno lottato fianco a fianco con gli uomini fino a quando l’esercito guidato dal generale André de Foix fu sconfitto. 

 

 

Il giorno di San Barnaba, la gente del posto mangia pesce e fragole nel vino rosso, che secondo la tradizione, commemora quei giorni di assedio, in cui i “logroñezi” erano rinchiusi all’interno della fortezza e avendo accesso soltanto al fiume Ebro, hanno mangiato solo pesce e vino. All’uscita della città si monta la fiera, nel centro storico vengono allestite piccole tende dove si vendono souvenir, l’atmosfera è medievale e sono riprodotte scene all’aperto che descrivono fedelmente quegli eventi del XVI secolo.

San Matteo e i vini più apprezzati in Spagna 

La Rioja è anche una delle regioni vinicole più importanti, della categoria più alta, con lo status di origine protetta per il gusto e l’alta qualità del vino La Rioja. L’importante qualità DOC- Denominación de Origen Calificada risale dal 1650, ma appena nel 1991 La Rioja ha ricevuto ufficialmente lo status. Al momento, i vini di altissima qualità vengono esportati all’estero, tra i più noti sono: Badiola, Oliver Riviere, Monopole, Predicador e molti altri.

San Matteo è la festa regionale dove si dà il via alla molto attesa vendemmia. Dura sette giorni, dal sabato fino a sabato, la data non è sempre fissa, ma si sceglie secondo il calendario annuale e l’ufficio del sindaco locale.  La festa comincia dalle 12:00, del primo sabato, ed un concerto si svolge nella piazza del municipio, seguito da molti altri fino alla fine dei sette giorni. Generalmente, la città è molto visitata dai turisti di tutto il paese e la gente del posto, essendo piccoli imprenditori, i proprietari dei bari si godono di un impressionante aumento delle vendite. 

 

 

Tutti i bar e le discoteche sono aperti tutti i giorni della settimana, fino a tarda mattina. Piccole orchestre e fanfare circolano tutta la città cantando canzoni specifiche le festività di quel genere e la fiera si riapre. Vari eventi si svolgono ogni giorno nelle periferie della città, e nel centro storico viene montata una tenda dove risuona la musica del flamenco e vengono serviti piatti tipici andalusi.

Tempo di sei giorni, iniziando con le ore 22:00, la città si raduna e si assiste allo spettacolo pirotecnico, il settimo giorno avviene l’incendio della botte nel piazzale davanti al municipio e contemporaneamente si dichiara la fine della festicciola regionale San Matteo. Da dire che in questi giorni di celebrazione, le bevande più consumate sono “calimocho”(vino rosso e coca-cola) e “zurracapote” , una bevanda simile alla sangria, tipica della regione, che si prepara in occasione della festa di San Matteo.

L’ultimo rogo delle streghe da parte dell’inquisizione

Sotto il nome di “Le streghe di Zugarramurdi” si conosce la famosa stregoneria praticata durante l’inquisizione. L’evento ha avuto luogo quattro secoli fa, quando il “focale” di streghe è stato depistato in una piccola località di nome Zugarramurdi, della regione Navarra, e il caso fu giudicato dall’inquisizione nella città di Logroño. 

 

Ogni anno nel mese di novembre, tempo di tre giorni, si ricrea sotto forma di sceneggiatura questo momento storico, come tributo per le undici vittime bruciate sul rogo dopo il processo. Nella città hanno luogo fiere di stregoneria dove si vendono amuleti, gioielli, pietre semi preziose e altri prodotti artigianali, circondate da decorazioni specifiche del XVI secolo.

Quest’articolo si può leggere qui anche in rumeno. 

Fonti: 

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