Nel XXI secolo mettiamo etichette agli oggetti o alle persone?

Facebook
Twitter
LinkedIn
Pinterest
etichette
Foto: pixabay.com

Chiunque, almeno una volta, si è sentito mettere un’etichetta dalle persone che lo circondano o forse ha etichettato un’altra persona. Il bisogno di mettere un’etichetta o di appartenere ad un gruppo ha origini psicologiche.

Etichette positive o negative?

Da notare che esistono etichette positive e negative e ciò significa che la persona etichettata può sentirsi a disagio in alcune situazioni. È molto importante essere empatici con le persone che ci circondano, anche se il periodo in cui ci troviamo, il secolo della velocità, ci può spingere ad avere un comportamento errato verso le altre persone.

La maggior parte delle etichette si mette a causa dei giudizi affrettati, per esempio: mangi troppo, non sei serio, hai avuto molti ragazzi, etc. Tendiamo a mettere etichette agli altri come se fossero solo un’esistenza dei difetti più evidenti.

Catalogare le persone significa quindi collocare una persona in gruppo per tutta la vita, senza tener conto del fatto che una persona può cambiare e può evolvere. Questo succede anche a causa dei mass media o dei social, che spesso mettono etichette avendo solo informazioni superficiali. 

È capitato ad ognuno di noi di ascoltare il TG ed osservare che si mette accento su alcune connotazioni individuali come la religione o la nazionalità. Si, chiunque di noi appartiene ad un gruppo, però è sbagliato usare quest’appartenenza per classificare le persone.

 

È importante appartenere ad un gruppo?

Il gruppo ha un’importanza rilevante nella vita dell’individuo, cioè tutti apparteniamo ad un gruppo e questo ci aiuta nella soggettività personale. Gruppi a cui possiamo appartenere sono: la famiglia, i coetanei, il lavoro, etc. Secondo alcuni sociologi e psicologi, esistono i gruppi primari, che prevedono cooperazione tra gli esseri e sentimenti profondi di appartenenza, e i gruppi secondari che sono meno personali, cioè questi gruppi sono limitati dallo scopo.

Un altro fatto importante è la necessità di appartenenza: ognuno di noi sente il bisogno di appartenere ad un gruppo primario e/o secondario. Ci sentiamo appartenenti al gruppo quando siamo accettati ed è importante dal punto di vista psicologico.

Appartenere ad un gruppo significa avere anche il conforto e il sollievo di sapere che non siamo soli e che esistono anche altre persone simili a noi da alcuni punti di vista. Quindi, come abbiamo già accennato, l’appartenenza è un bisogno fondamentale dell’essere umano. Il primo gruppo a cui apparteniamo è la famiglia, essendo il nucleo in cui ci sentiamo nella maggior parte dei casi inclusi ed accettati esattamente come siamo, senza nasconderci. Potremmo parlare anche qui di un’etichetta di famiglia. 

 

😄Stare in gruppo significa essere più felici?

Appartenere ad un gruppo aiuta a vivere meglio, cioè ad essere felici e positivi. Come gli animali, anche gli umani sono fatti per vivere in gruppo, quindi per vivere in relazione. È importante però mantenere dei rapporti faccia a faccia, non ci dobbiamo fermare solo alle relazioni virtuali che si sono sviluppate sempre di più negli ultimi anni.

La psicologa e psicoterapeuta Maddalena Cialdella afferma che per gli adolescenti, per esempio, è molto importante vivere in un gruppo e sentirsi accettati. Questo succede perché l’adolescenza è il momento in cui i bambini cominciano a separarsi dai genitori, intraprendono la strada della formazione.

L’accettazione include anche l’autostima, che ha un ruolo molto importante. Quindi, se l’autostima viene a mancare, il senso di paura di non essere accettati aumenta e porta di conseguenza ad atteggiamenti di ritiro sociale e negazione.

Nonostante il bisogno fondamentale di appartenere ad un gruppo, è importante capire e stabilire la differenza tra indipendenza e dipendenza. Ciò significa che, anche se è importante l’accettazione da parte di un gruppo, non dobbiamo fare sacrifici per non esserne esclusi.

Nel XXI secolo siamo continuamente bombardati da tutto ciò che ci circonda, indotti a vivere come in un supermercato, mettendo etichette e prezzi, dimenticandoci di leggere le istruzioni. Mettendo un’etichetta dall’inizio si tende a non voler più conoscere una persona per vedere se l’abbiamo inclusa in un gruppo adatto al suo comportamento.

 

Parlando quindi di pregiudizi o stereotipi, mettiamo etichette senza pensare alle conseguenze. Alla fine, chi dice che dobbiamo comportarci con le persone a seconda della religione, del sesso, dell’etnia…? Non possiamo imparare a vivere senza giudicare? Questi comportamenti provengono dall’educazione che ognuno di noi riceve, sia all’interno del nucleo famigliare che al di fuori di esso, ma possiamo sempre crescere e migliorare da questo punto di vista.

📚Ci sono alcuni libri che consiglio fortemente di leggere sull’argomento delle etichette e dei gruppi per poter capire meglio come stanno e come potrebbero migliorare le cose:

  • Il senso di appartenenza, di Willi Maurer
  • La prima ferita. L’influenza dell’imprinting sul nostro comportamento umano, di Willi Maurer
  • Politica, di Aristotele

📚Oltre a questi libri, ti lascio qui un articolo con 8 libri da leggere alemeno una volta nella vita!

Fonti:

 377 total views,  1 views today

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.