Una visita al reparto di oncologia cambia totalmente il senso della vita

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Departamento de Oncologia

Tradotto e adattato da: Oana Hepca

Quando è iniziato il mio contatto con il reparto di Oncologia? Verso la fine del 2019, ho ricevuto la brutta notizia che il bimbo di soli 7 mesi di mia sorella ha un cancro in stadio avanzato. E’ stato inaspettatamente triste per la nostra famiglia, soprattutto perché le probabilità di sopravvivenza per il piccolino non erano alte. Ha subito iniziato il primo ciclo di chemioterapia all’ospedale di Iași, momento che ha segnato l’inizio di una nuova tappa delle nostre vite. Andavo spesso a trovare e stare con il mio nipotino Tudor, ma andando a trovare lui, ho capito di essermi affezionata anche a tanti altri bambini affetti dalla stessa malattia – il cancro.

 

La prima visita è finita in un pianto a dirotto che mai dimenticherò perché solo allora ho realizzato di dover fare i conti con la realtà. Ho capito che il reparto di oncologia non esiste solo in tv.  Esiste nella realtà ed è pieno di adulti e piccini che vogliono avere la possibilità di vivere e che lottano con tutte le loro forze per sopravvivere.

Ho avuto l’occasione di recarmi in un reparto di oncologia pediatrica, fatto che mi ha segnata profondamente. Non dimenticherò mai i bambini, di tutte le età, con i pancini gonfi a causa delle metastasi, ciechi, senza mani o piedi, che piangevano per il dolore. Tutto questo perché sono stati segnati dal cancro.  Inoltre, la chemioterapia, unica loro salvezza, li lasciava doloranti e sofferenti.

Ho due ricordi vividi che mi hanno segnato profondamente l’anima e la mente, di due bambine, una piccola e l’altra adolescente. La piccolina passeggiava per il reparto collegata a vari strumenti e sempre accompagnata da qualcuno. Ciò che mi ha sorpreso di lei è stata la felicità con cui mi ha accolta.  

Mi ha sorriso profondamente e mi ha detto: 

Sono sempre felice. Piango solo durante la terapia. Ma poi sono di nuovo felice.

La mia reazione è stata quella di voltarmi dandole le spalle e piangere. Mi ritornano sempre in mente le sue parole angeliche. La mia vita e le mie azioni sono cambiate da allora. Mi domando sempre:Che motivo ho per essere triste?” Per una brutta parola, perché è lunedì, perché, perché. . . e centinaia di ragioni da niente che non si possono neanche paragonare alla situazione vissuta da quella bambina.

Penso che tutti noi, piccoli uomini, ci lamentiamo per cose da nulla, siamo insoddisfatti per ciò che non abbiamo e dimentichiamo di essere grati e riconoscenti per ciò che invece abbiamo. I grandi uomini sono felici anche quando la vita li mette a dura prova. Per loro, ogni piccola cosa è motivo di felicità e gioia.

Con l’altra bambina, adolescente, ho avuto un rapporto più stretto perché era nella stessa camera di degenza in cui si trovava anche Tudor. La ricorderò per sempre. Parlo al passato perché la malattia ha interrotto la sua vita. La notizia mi ha colpita molto, ma sono stata felice di aver fatto parte, anche se per poco, del suo cammino veloce attraverso la vita. 

Era una splendida ragazzina, ottimista e con una voglia implacabile di vivere. Ci incoraggiava sempre ed era contenta di vederci. Grazie a lei e a tutti coloro i quali vedono la felicità al di là del dolore, la mia vita ha iniziato ad avere un senso. Ho imparato che viviamo veramente solo quando amiamo, ridiamo e abbiamo fede. Per tutto il resto, crediamo solo di vivere. 

Credo con fermezza che chiunque voglia capire e vivere veramente il senso della vita, debba fare una visita al reparto di Oncologia. Tutti uguali, con le teste calve e la pelle gialla, ti faranno ricordare che la vita è molto di più delle cose materiali. La vita è fatta di felicità e speranza. 

Oggi Tudor ha 2 anni. Due anni che ci hanno dimostrato e fatto capire cosa sono la fede, l’amore, il pianto. Ci hanno insegnato a pregare e ad avere fede in Dio, a dipendere da Lui. Ci hanno dato speranza e coraggio per andare avanti. Tudor ci ha dimostrato, e lo fa tuttora, che il dolore della chemioterapia non gli ha tolto l’infanzia e la gioia di vivere. Ogni volta si è rialzato ridendo e con la voglia di esplorare il mondo. Tudor rappresenta un miracolo per tutti, rappresenta la gloria di Dio sulla terra, che è riuscito a fare di una piccola cosa, un motivo di grande lode per tutti.

Senza Tudor non avrei mai capito il senso della vita e non sarei riuscita a vivere veramente. Ciò che avevo vissuto fino ad allora era solo un’ombra della vita.

Come è il sistema sanitario in Romania? Vedilo qui.

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