Richard Wurmbrand e i suoi 14 anni nelle prigioni del comunismo

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Richard Wurmbrand
Foto: Screenshot „Richard Wurmbrand - Con Dio Dumnezeu nel sottosuolo | Parte_3 | Audio Dan Bercian” dal canale di YouTube „Sii li!!!”

Traduzione: Otilia Condrea

Qualche anno fa ho scoperto un libro che ha decisamente segnato la mia esistenza. Si tratta del libro scritto da Richard Wurmbrand, Con Dio in isolamento, che vale la pena leggere, soprattutto perché contiene testimonianze della cellula del comunismo.  Ci troviamo di fronte ad uno stile di vita  crudele,  che il comunismo ha imposto al popolo rumeno e non solo.

 

 

Il libro Con Dio in isolamento è scritto sullo sfondo di un forte comunismo in Romania, raccontando preziose testimonianze dal carcere del pastore Richard Wurmbrand. Fu un martire della fede, che sopportò per quattordici anni le disumane torture della politica comunista guidata da Stalin.

Lo scopo del libro è lungi dal rivendicare il comunismo, ma servire da testimonianza al mondo evangelico protestante, poiché il pastore faceva parte della comunità minoritaria degli ebrei messianici. In questo scritto sono ben costruite le pene della vita assoggettate ad un partito che pretendeva di valorizzare l’uomo. Presteremo particolare attenzione a ciò che l’autore ha voluto evidenziare sulle carceri comuniste. Annota dettagli che sono materiale prezioso per decifrare la vita dietro le sbarre.

Arrivato in Occidente, Richard Wurmbrand confessa com’è la vera Romania comunista, sfatando i miti e le immagini che glorificavano questo regime politico comunista. Così, la pubblicazione del libro Con Dio in isolamento nel 1968 nel Regno Unito e negli Stati Uniti – due paesi liberi all’epoca – avrebbe scioccato i lettori che non avevano mai affrontato un tale sistema e avrebbe cambiato completamente la visione dell’aspetto del comunismo che rivendicava l’uguaglianza, l’armonia e i diritti rispettati, ma che fondamentalmente promuoveva la tortura, la morte e il sadismo.

Più tardi, il libro è stato pubblicato anche in rumeno nel 1994, scritto in nove parti, essendo letto da molti protestanti le cui vite sono state influenzate da Richard Wurmbrand nel corso degli anni, soprattutto a causa della sua resistenza all’oppressione dei “regnanti rossi”.

Nella Prefazione,  l’autore sottolinea che il motivo principale per il quale ha scritto il libro è rendere omaggio ai “martiri cristiani che sacrificarono la loro vita al servizio del Signore e morirono coraggiosamente torturati dai comunisti” (p.6)

Allo stesso tempo, l’autore vuole ricordare che, sebbene la testimonianza sia basata sulla verità, i nomi dati sono fittizi perché se avessero fornito nomi e dati esatti “su persone che hanno fatto bene, sarebbero state perseguitate” (p.12).

Questi aspetti del comunismo sono narrati in un mondo soggettivo, il comunismo è giudicato tramite gli occhi di Richard Wurmbrand che ha accumulato esperienze, secondo lui, adatte da collocare nelle pagine di un libro,  per evidenziare la nobiltà della sofferenza, allora paragonata  alla sofferenza per Cristo.

Arrivato in carcere dopo essere stato sequestrato dai dipendenti della Sicurezza, Richard Wurmbrand racconta con orrore gli eventi vissuti da quel giorno fino al quattordicesimo anno,  quando è stato liberato (“Dentro, i miei documenti, gli effetti personali mi sono stati sottratti”),  la cravatta e i lacci delle scarpe e, infine il nome.  D’ora in poi, ha detto il funzionario, tu sei Vasile Georgescu. “(p.13).

  • Uno dei metodi utilizzati dai comunisti per spaventare il detenuto era la tecnica del registratore per obbligarlo ad accettare qualcosa che non aveva fatto.  Registrazioni con urla, urla che sembravano vere e che minacciavano il giudice sono state impostate in sottofondo (“Mentre l’uomo si stringe il cervello per indovinare il motivo del suo arresto, la tensione sale attraverso altri trucchi: sente colpi di pistola o altre urla registrate dai detenuti su nastro ”     (p. 37)
  • La tecnica di guida è quella in cui i detenuti venivano tenuti in piedi per ore, senza cibo e acqua, guardando solo il muro, dopodiché venivano improvvisamente costretti ad andare al comando della guardia, e se si rifiutavano di muoversi, venivano sottoposti a crudeli e terribili percosse con il pretesto di non obbedire agli ordini (“La cosa peggiore era dover riprendere il cammino dopo che ti era stato concesso di riposare per qualche minuto”, p. 48).
  •  L’attesa era considerata da Richard Wurmbrand come “la tortura più pesante” perché nessuno sapeva cosa sarebbe successo dopo. Ha assistito alle bastonate degli altri, alle terribili torture, sapendo che di tanto in tanto si sarebbe trovato anche lui nella stessa situazione stato lui l’unico in questione. Le guardie non li hanno avvisati, li hanno colti di sorpresa, seguendo il principio che la sofferenza è il modo migliore per formare una mentalità interamente dedita al comunismo
  • La droga, altro metodo usato nelle carceri comuniste, portava alla perdita d’animo (“i medici mi prescrivevano una nuova medicina: una capsula gialla che mi dava un lungo sonno, pieno di sogni molto piacevoli”, p. 69.  La droga era utilizzata per far dimenticare ai detenuti il ​​passato e farli accettare la situazione presente così come l’abbracciava il nuovo regime. Era richiesta una dedizione totale al regime e l’amore di Dio era visto come un rivale che doveva essere rimosso.

Questi pochi istanti ci fanno assistere ad alcune scene terribili, come se fossero strappate da scenari di fantascienza, ma la cui realtà è confermata nei libri di storia.  Faccio parte della nostra nazione che, accecata dal potere e dalle leggi comuniste, ha dimenticato i più grandi valori dell’umanità: l’amore, la giustizia e la verità.  Attraverso la testimonianza di Richard Wurmbrand, che presenta molti altri metodi di tortura nel suo libro di oltre duecento pagine, rimaniamo profondamente colpiti dall’esistenza di una generazione così tormentata da un partito assetato di potere assoluto nello stato: il Partito Comunista.

È un peso immenso immaginare che un tempo questi eventi fossero veri, credendoci spesso sul set di un film in cui la storia arriva e scrive un altro copione a cui noi, spettatori di un altro secolo, possiamo solo assistere.

“Ho giocato a scacchi con me stesso, usando pezzi di pane: nero contro meno nero, ottenuto dalla calce nel muro. Potevo dividere la mia mente in modo tale che il nero non conoscesse la mossa successiva del meno nero e viceversa, e siccome non perdevo una partita da due anni,  conclusi che potevo dichiararmi maestro di scacchi.”, ricorda Richard Wurmbrand nel suo libro. (pag.56)

Questa testimonianza di Richard Wurmbrand, ci trasmette il profondo attaccamento alla normalità dell’uomo privato della libertà,  il quale, per mantenere viva la sua coscienza,  pratica attività che sviluppano il suo cervello. Con una nota umoristica, ci viene descritto uno dei metodi per distrarsi dalla vita crudele con l’aiuto di materiali improvvisati dal nulla, ma che è un tutt’uno per un uomo che non ha contatto con la luce del giorno.

 

 

L’atteggiamento del detenuto Richard Wurmbrand è impressionante, perché, normalmente, nella situazione in cui si trovava non poteva che sfociare in depressione, morte, ma nei momenti più crudeli riusciva ad usare la ragione e a fuggire dalla realtà in cui era prigioniero.

Le parole da sole non sono mai state in grado di esprimere come si sente l’uomo quando si avvicina a Dio.  A volte ero così pieno di gioia che non avrei resistito se non l’avessi espressa attraverso la danza. (pag. 57)

Anche questo è un modo per liberarsi dalle grinfie della solitudine causata dalla prigionia e per indurre la propria gioia in Dio.  Notiamo che la realizzazione spirituale salva l’uomo dalla morte dello spirito e implicitamente dalla morte fisica, offrendo la soddisfazione di proiettarsi in un’altra dimensione, dove l’uomo è capace di sussultare di gioia anche nei momenti di difficoltà. Il dolore fisico non parla più a favore della gioia attraverso la fede, che cresce e libera l’uomo ancora vivo, dal sottosuolo.

Si diceva allora in Romania che la vita era fatta di quattro “Auto”:  l’autocritica, che si faceva regolarmente negli uffici e nelle fabbriche,  l’auto-vanità, che ti portava alla Sicurezza, l’autobiografia, che ti veniva chiesto di scrivere, e l’autopsia. (pag.42)

In questa frase si concentra tutta la verità su cosa significasse il comunismo in quel momento e su come agirono i suoi partigiani. Attraverso l’autocritica, hanno perseguitato persone nell’ombra per trovare ragioni per le sanzioni, attraverso l’autocritica, quelli perseguitati sono stati rapiti e portati alla Sicurezza, dove hanno dovuto scrivere un’autobiografia, riconoscendo fatti che non avevano mai commesso. Seguì infine l’autopsia,  ovvero la morte e la scomparsa delle vittime torturate nelle condizioni più terribili e disumane possibili.

In conclusione, si può affermare con certezza che il libro di Richard Wurmbrand, Con Dio in isolamento, si concentra su testimonianze sconvolgenti, degne di essere accostate a trattati di storia del comunismo, poiché ci presenta tutto ciò che ha significato vivere una vita in un altro secolo, dove l’amore per Dio si ripagava con la prigionia e perfino con la morte, la libertà essendo sinonimo di paura e terrore.

 

Il libro Con Dio in isolamento di Richard Wurmbrand, ma anche altre testimonianze dello scrittore, si possono trovare anche in formato audio su YouTube.

Puoi leggere qui anche i 4 ricordi dell’Ollocausto.

Fonti:

 

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